Il nome non è immediato da pronunciare, ma l’occhio già pregusta i sapori del sole.

I suoi ingredienti di base sono la quintessenza del Mediterraneo: pomodori, peperoni, olio d’oliva, olive e tonno.

Cosa potrebbe raccontare meglio la cultura gastronomica di quest’area geografica?

Di fatto la Mechouia è un’insalata di verdure grigliate diffusissima in Tunisia, soprattuto in estate, e comune a molti paesi del Nord Africa.

La preparazione tradizionale ovviamente prevede di arrostire le verdure sulla griglia o sulla fiamma viva, cosa che ovviamente regala alle verdure lievi sentori di affumicato che nel forno non potremo mai replicare, ma tant’è, noi in casa ci accontenteremo del grill casalingo.

La ricetta è davvero facile, anche per chi non è abilissimo in cucina: l’unica cosa a cui dovete fare attenzione è non bruciare le verdure!!!

A me piace pensare a questo piatto come a una tela da colorare… questa è la base… pensate a tutte le varianti e gli abbinamenti che si possono fare!

Si può sostituire il tonno sott’olio con quello fresco scottato, si possono aggiungere altre verdure, per esempio le melanzane, si può giocare con i sapori aggiungendo spezie ed erbe aromatiche

Io vi suggerirei di aprire la vostra valigetta delle spezie e…cominciare a dipingere la vostra Mechouia personale!

Mechouia (Insalata grigliata tunisina)

Un'insalata grigliata estiva, che grazie alla presenza di tonno, uova e olive, può facilmente diventare un piatto unico completo, abbinato a un pane-focaccia.
Preparazione 15 min
Cottura 30 min
Tempo totale 45 min
Portata Contorno, Insalata, piatto unico
Cucina Tunisina

Ingredienti
  

  • 6 peperoni dolci verdi e rossi
  • 2 peperoni piccanti (opzionale) se graditi
  • 2-3 pomodori sodi
  • 3-4 spicchi d'aglio
  • olio EVO
  • sale, pepe
  • tonno sott'olio
  • olive verdi
  • uova sode (opzionale) se gradite

Istruzioni
 

  • Ungere le verdure con olio e avvolgere l'aglio in un foglio di alluminio. Infornare ad alta temperatura (200° – 250°, inserire grill). Ci vorranno più o meno 20-30'.
  • Girare spesso le verdure perché abbrustoliscano uniformemente. Togliere quando la pelle è bruciacchiata e comincia a staccarsi.
  • Spellare peperoni e pomodori ed estrarre l'aglio dall'alluminio: sarà diventato morbido.
  • Tritare a coltello le verdure insieme all'aglio, condire con sale, pepe e olio EVO.
  • Impiattare aggiungendo il tonno e decorare con olive e uovo sodo a fettine (se gradito)

Note

A piacere, potete scegliere di aggiungere altre verdure, come ad esempio delle melanzane.
Sempre se gradite, possono essere aggiunte spezie a piacere.
Keyword cucina tunisina, insalata di verdure grigliate, Mechouia
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La cucina libanese ha un grande assortimento di dessert, in cui la sua tradizione legata a spezie e profumi si esprime ai massimi livelli. Il Mighli, la famosa crema al cumino è uno dei più conosciuti e più ricchi di storia.

La tradizione dietro al Mighli libanese e mediorientale

Anticamente, il mighli era il dolce che si preparava per celebrare la nascita di un bambino (una volta solo i maschi, ora tutti i bambini, maschi e femmine) e a maggior ragione è anche uno dei dessert tradizionali di Natale, per celebrare la nascita di Cristo, il “bambino” per eccellenza!

Alcuni lo conosceranno come “crema al cumino”, altri come meghli, o meghleh, o anche karawiyah a seconda della lingua e del paese poiché, come molti altri piatti libanesi, anche questo è presente nelle tradizioni culinarie di tutta l’area mediorientale con nomi diversi e varianti di preparazione.

In arabo “meghli” significa “bollito”, e si rifà sicuramente alla preparazione di questa crema, che richiede una lunga cottura a fuoco basso, mescolando in continuazione per fare addensare dolcemente senza formare grumi.

Ma è il nome “karawiyah”, con cui è più conosciuto in Siria e Giordania, che ci rivela un’importante indicazione sugli ingredienti con cui è fatto.

Gli ingredienti del Mighli

In effetti, nelle traduzioni italiane di questa ricetta uno degli ingredienti principali è indicato come cumino, ma in inglese l’ingrediente è il “caraway”, che non è il cumino che noi comunemente conosciamo, bensì il carvi o “cumino dei prati” o anche cumino persiano.

L’aspetto è molto simile e a guardarli ci si potrebbe in effetti confondere, ma il sapore è leggermente diverso.

Più forte e pungente il cumino, peraltro molto presente in tutta la cucina mediorientale, più delicato e quasi agrumato il carvi, con note che richiamano l’anice, peraltro anch’esso tra gli ingredienti della ricetta.

Tra gli altri ingredienti troviamo la farina di riso, lo zucchero (tanto!), e altre spezie come appunto anice e cannella.

Il carvi, o cumino dei prati si trova senza problemi anche da noi, ma è un pò meno diffuso e meno utilizzato del cumino. 

Sicuramente è reperibile tra i banchi delle spezie di qualche mercato ben fornito, ma se non riusciste a trovarlo, esistono dei siti internet dedicati alle spezie in cui potrete facilmente acquistarlo e farvelo recapitare a casa. 

Uno dei tanti è per esempio Tutte le spezie del mondo, che essendo italiano ha spese di spedizione accettabili anche per piccoli ordini.

In ogni caso, se non trovate il carvi non vi preoccupate: è possibile eseguire la ricetta anche con il cumino tradizionale.

D’altra parte il bello di giocare con le spezie è anche quello di sperimentare e giocare con nuovi abbinamenti per scoprire nuovi profumi e sapori.

La presentazione

Quella che trovate di sotto è la ricetta del Mighli di una blogger libanese, quella che la sua famiglia prepara solitamente per festeggiare il Natale.

Il Mighli è una crema al cucchiaio e dà il suo meglio se servita fredda (in Libano, ma in altri paesi, come Siria e Giordania viene servita calda), in coppe monoporzione.

E siccome in tutta la cucina, ma soprattutto in quella mediorientale, il lato estetico è di fondamentale importanza, libero sfogo alla decorazione delle coppe con frutta secca e cocco grattugiato, formando disegni e geometrie con noci, mandorle, pinoli e pistacchi. 

Non abbiate paura, abbondate pure. 

Il Mighli è un pò calorico, ma per una volta si può fare uno strappo alla regola.

Mighli: crema al cumino

Mighli

Una ricetta antica, per una crema al cucchiaio speziata e profumata.
Preparazione 10 min
Cottura 20 min
Tempo totale 30 min
Portata Dessert
Cucina Libanese
Porzioni 8

Ingredienti
  

  • 125 g farina di riso
  • 150 g zucchero grezzo polverizzato
  • 1 CC cumino dei prati (carvi) in polvere sostituibile con il cumino normale
  • 1 CC anice in polvere
  • 1 CC cannella in polvere
  • cocco grattugiato
  • q.b. noci, mandorle, pistacchi e pinoli (per decorare) pelati e ammollati in acqua fredda
  • 2 l acqua

Istruzioni
 

  • Direttamente in una pentola, miscelare tutti gli ingredienti in polvere: farina di riso, zucchero e spezie amalgamandoli.
  • Poco per volta, aggiungere l'acqua e incorporarla alle polveri.
  • Mettere sul fuoco a fiamma medio-bassa e far addensare, sempre mescolando con una frusta, per non creare grumi. La consistenza deve essere ben ferma. Ci vorranno circa 20 minuti.
  • Versare in coppe monoporzione e lasciare raffreddare.
  • Una volta freddo, decorare le coppe con una spolverata di cocco grattugiato e la frutta secca a piacere, scolata e asciugata.
  • Servire a temperatura ambiente, o conservare in frigo per qualche giorno.

Note

NOTE: 
Non tutte le farine di riso sono uguali, quindi è possibile che per raggiungere la giusta densità sia necessario cuocere più a lungo, oppure aumentarne leggermente la quantità equiparandola a quella dello zucchero.
La ricetta originale prevede l’uso del “caraway“, cioè quello che noi chiamiamo “cumino dei prati” o “carvi”, o kümmel in tedesco. Sono molto simili alla vista, ma leggermente differenti in sapore: il cumino è più forte e pungente, il carvi è più agrumato e simile all’anice. Tuttavia, da noi non è così facile, da trovare, e potete sostituirlo con il cumino, dal momento che nella ricetta è comunque presente la nota dei semi di anice.
Potete anche evitare di mettere a mollo la frutta secca, ma il procedimento serve per renderla più leggera e digeribile. Se invece vi piacciono i sapori più intensi, potete tostarla leggermente a secco in un padellino prima di usarla per decorare. 
Se non avete le coppe monoporzione potete farne una grande da cui gli ospiti si serviranno a piacere.
Legenda: Nelle dosi delle ricette, quando si tratta di ingredienti in polvere, la dicitura “CC” significa cucchiaio da tavola, mentre “cc” è il cucchiaino da tè.
Keyword crema al cumino, dessert libanesi, dolci libanesi, Meghli, Mighli

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Sarà capitato a tutti, guardando un film natalizio americano o inglese, di notare la tradizione per cui gli ospiti si aggirano spesso per casa con grossi “mug” (i tazzoni alti e decorati che ormai usiamo tanto anche qui) pieni di una bevanda chiara e densa, guarnita con bastoncini di zucchero o spezie varie

Si tratta di eggnog, una bevanda tradizionale tipica di tutti i paesi anglosassoni, uno dei tanti “comfort food” delle feste.

La cosa che mi ha sempre infastidito, è che spesso nei doppiaggi viene tradotta come “zabaione”, cosa assolutamente non corretta.

Mettiamo le cose in chiaro una volta per tutte… l’ eggnog NON è zabaione!!! E questo va detto sia a tutela del nostro zabaione classico, tipicamente italiano, sia per conoscere meglio questa bevanda natalizia anglosassone.

Tanto per cominciare, lo zabaione è una crema che va servita calda (magari accompagnata da biscotti), ed è a base di soli tuorli, montati con zucchero e marsala secco.

L’eggnog invece ha più la consistenza di una bevanda, è più fluido, è composto da più ingredienti, e di solito viene servito freddo, o al limite tiepido (anche se ne esistono versioni calde, e addirittura una versione cocktail!)

Esistono mille versioni dell’eggnog casalingo, in cui variano le proporzioni degli ingredienti e le procedure di preparazione, per cui è praticamente impossibile dire quale sia quella originale: è tutto a vostro gusto!

C’è chi lo preferisce più diluito, chi più dolce, chi invece lo ama più alcolico…e così via.

Alla base della ricetta ci sono uova, zucchero, latte e panna a cui si unisce del liquore (di solito brandy o rum) e spezie (noce moscata e alle volte anche cannella).

In alcuni casi le indicazioni di preparazione sono tutte a “freddo”, ma io quando tratto le uova preferisco non rischiare, e qui ho preferito optare per una cottura a bagnomaria, per sterilizzare i tuorli; il resto del lavoro lo farà il liquore.

A me poi piace che l’eggnog sia più denso e cremoso, e quindi scelgo di unire gli albumi montati a neve e di utilizzare la panna semi-montata. 

Inoltre, come da tradizione inglese, aggiungo un breve periodo di riposo della crema base con il liquore, perché gli aromi si fondano meglio.

Potete provare questa, e poi “correggere” la ricetta secondo i vostri gusti personali.

Ah… a me piace leggermente intiepidito, ma poi mi direte come lo preferite voi! 😃

Buon Natale! 🎄

eggnog natalizio

Eggnog

L'Eggnog è la tipica bevanda natalizia anglosassone, diffusa negli Stati Uniti, come in Gran Bretagna o in Australia.
Questa è una delle mille versioni di Eggnog che troverete in giro. E' la mia rivisitazione, ma voi potete variare le proporzioni degli ingredienti a piacere, secondo le vostre preferenze.
(Le dosi qui sono per 6 persone, ma a seconda di quanto riempite i bicchieri, può servire fino a 8 persone)
Preparazione 30 min
Cottura 15 min
raffreddamento 30 min
Tempo totale 1 h 15 min
Portata Bevanda calda
Porzioni 6

Equipment

  • pentolino per cottura a bagnomaria
  • frusta a mano o sbattitore elettrico

Ingredienti
  

  • 4 uova (5 se sono piccole)
  • 500 ml latte
  • 150 ml panna
  • 150 g zucchero
  • 150 -200 ml brandy ( o 100 di brandy e 100 di rum)
  • noce moscata
  • cannella (se gradita. In polvere o in stecca)

Istruzioni
 

  • A bagnomaria montare tuorli con zucchero, latte e una abbondante grattugiata di  noce moscata finche la crema non vela il cucchiaio. 
  • Unire il liquore e lasciare raffreddare in frigo per 30’- 1 h.
  • Sbattere leggermente la panna fino ad ottenere un composto semi-montato e unirla alla crema preparata ormai fredda.
  • Montare gli albumi a neve e unire al composto in due riprese, facendo attenzione a non smontare la crema.
  • Servire in bicchiere spolverando, a piacere con cannella in polvere o immergendone una stecca nel bicchiere.

Note

La noce moscata è abbastanza di rigore nella ricetta dell’eggnog, ma la cannella è un optional, quindi potete aggiungerla o eliminarla a piacere. Se la mettete, potete usarla in polvere per spolverare la superficie della bevanda, oppure in stecca, immersa nel bicchiere.
Anche per quello che riguarda i liquori potete andare a gusto: spesso si usa il Bourbon, o altri liquori aromatici.
Se volete, potete guarnire la superficie con ulteriore panna montata.
Keyword bevande di Natale, Eggnog, tradizioni natalizie

Cosa si mangia ad Halloween? La zucca! – verrebbe da rispondere.

Troppo facile…

In effetti si tratta dell’ortaggio più gettonato della stagione, ma il motivo per cui di solito la associamo alla festa di Halloween è che la zucca svuotata e intagliata con occhi e bocca in cui si pone un lumino acceso per terrorizzare – scherzosamente – passanti e amici, ne è il simbolo distintivo, riconoscibile ovunque.

E qui sento già qualcuno che dice: “La solita americanata! Che c’entriamo noi con Halloween?”!

Sapete una cosa? Noi c’entriamo eccome!

Vi racconto perchè…

Halloween NON è una festa americana!

Ebbene sì, vi sembrerà strano, ma Halloween è una festività la cui tradizione si perde nella notte dei tempi, ed è originaria del Nord Europa, in particolare di paesi come Irlanda, Scozia e Inghilterra. In realtà, vedremo come in quasi tutte le culture del mondo (e in molte regioni d’Italia!) si trova una festività simile celebrata in questo periodo dell’anno, anche se ognuno la chiama in modo diverso. 

Samhain, il capodanno celtico e la rapa fantasma

In un tempo lontano, molto diverso da quello frenetico e codificato in cui viviamo, il calendario seguiva i ritmi della natura e l’avvicendarsi delle stagioni.

La primavera e l’estate portavano benessere e ristoro, e servivano per produrre il cibo e le scorte necessarie per affrontare la stagione fredda: si riempivano i magazzini di provviste e si portava a valle il bestiame, preparandosi a chiudersi in casa per molti mesi di freddo e tenebre.

In questo periodo la natura simbolicamente “muore”, per rinascere poi a primavera.

Per i Celti, antica popolazione del nord Europa, era questo l’inizio del nuovo anno, che non cominciava come per noi oggi il 1° gennaio, bensì il 1° novembre, e veniva celebrato con una grande festa chiamata Samhain (si pronuncia Sàuìn), che in gaelico significa “fine dell’estate”.

I villaggi festeggiavano per giorni, accendendo falò e celebrando con canti e danze sfrenate, e travestendosi con maschere e costumi spaventosi per tenere lontani gli spiriti maligni.

Quali spiriti maligni? – direte voi.

La "rapa fantasma"
La “rapa fantasma” conservata al National Museum of Ireland.

In effetti, la leggenda narra che a Samhain il velo che separa il mondo reale da quello soprannaturale si assottigli a tal punto da rendere possibile ad alcuni spiriti il passaggio nel nostro mondo… e non tutti gli spiriti sono buoni!

I travestimenti minacciosi servivano dunque per tenere lontane dai villaggi queste anime in pena erranti.

Si diffuse l’abitudine di intagliare volti mostruosi negli ortaggi e nei tuberi più reperibili e di illuminarli dall’interno con un lumino per renderli più spaventosi: in quel caso si trattava in genere di grosse rape, patate o barbabietole.

In Irlanda, al National Museum of Ireland – Country Life, è possibile ammirare ancora oggi il calco in gesso di una inquietante testa intagliata in una enorme rapa, a cui è stato dato il nome di “rapa fantasma”.

E quando arriva la zucca?

La zucca, quella chiamata “pumpkin” (perché in effetti di zucca ne esistono tante varietà) quella sì che arriva dall’America!

La zucca è di fatto comunemente considerata simbolo di fertilità e di rinascita, di raccolto abbondante. Ma non è per questo che venne scelta.

Halloween: campo di zucche

Per capire come dalle rape si arriva alla zucca di Halloween bisogna risalire alla metà dell’800, quando una terribile carestia si abbatte sull’Irlanda e spinge un numero incredibile di irlandesi a emigrare negli Stati Uniti, in cerca di un futuro migliore.

Nel nuovo mondo questi emigrati fondano le loro comunità, e mantengono le loro tradizioni, compresa quella dell’ “All Hallows’ Eve” cioè la vigilia di Tutti i Santi (“hallow” è un’antica parola  inglese che significa appunto “santo”… da qui, è facile intuire come l’uso comune abbia portato alla storpiatura del nome antico, fino a farlo diventare l’attuale “Halloween”).

Ma in America, molto più comuni delle loro grosse rape sono le zucche, che si scoprono essere molto più facili da intagliare delle rape e delle patate e molto più grandi e scenografiche, e che quindi vengono subito adottate come sostituto, diventando poi nel tempo il vero simbolo di questa festa.

E’ questo il motivo per cui ad Halloween si mangiano molti piatti a base di zucca? Sì e no.

In realtà alcune qualità di zucca usate per le decorazioni di Halloween (quelle più piccole, di forma più tondeggiante) non sono molto buone da mangiare.

Quelle più grosse e costolute invece sono ottime, e una volta svuotate bisogna trovare un modo per non buttarne via la polpa

svuotamento della zucca di Halloween

E così, ecco comparire sulla tavola, “pumpkin pie” (la torta di zucca), muffin alla zucca, purea di zucca, zucca arrostita… e così via. 

Ma vedremo più avanti che, parlando di “cosa si mangia ad Halloween”, la tradizione offre parecchie alternative extra-zucca molto gustose. 

La vera storia di Jack O’ Lantern

L’avrò sentita raccontare mille volte: ogni volta è diversa.

Per chi non lo sapesse, “Jack O’ Lantern” è il nome della zucca. Quella di Halloween ovviamente… quella intagliata e con il lumino dentro.

Jack O'Lantern

Come tutte le leggende popolari, non ne esiste una versione ufficiale, anche se sono tutte molto simili.

Si narra di un certo Jack, a volte un agricoltore, altre volte un fabbro, ma di certo sempre avaro e dispettoso, che un giorno incontra il diavolo e riesce ad imbrogliarlo in vari modi (una volta trasformandolo in una moneta d’argento e imprigionandolo nella sua tasca, un’altra intrappolandolo su un albero…), riuscendo a strappargli la promessa di salvarlo dall’Inferno e non reclamare la sua anima, in cambio della sua liberazione.

Il diavolo accetta, e Jack continua la sua vita sregolata e peccaminosa, sicuro della sua impunità.

Ma alla sua morte, a causa dei suoi molti peccati gli viene negato l’ingresso in Paradiso, e il diavolo, ligio alla sua promessa, lo scaccia anche dall’inferno, e lo condanna a vagare per sempre come anima errante. Jack allora si lamenta del freddo e del buio, e il diavolo gli tira un tizzone ardente dall’inferno, che lui mette in una grossa rapa scavata per farsi luce sulla via. 

La rapa, come abbiamo visto, nel tempo divenne zucca, si trasformò in una lanterna, e prese il nome del personaggio: Jack O’ Lantern appunto, cioè Jack della Lanterna, l’anima dannata ed errante che si aggira intorno ai villaggi nella notte di Ognissanti terrorizzando gli abitanti.

La letteratura fantastica ha poi aiutato molto a diffondere questa festa, pensiamo a racconti come  ad esempio “La leggenda di Sleepy Hollow” di Washington Irving, solo per citare un titolo.

E poi sicuramente, quelli che come me hanno avuto l’infanzia allietata dalle strisce dei fumetti dei Peanuts di Charles M. Schulz – sto parlando ovviamente di Linus, Charlie Brown, Snoopy e compagnia – non possono dimenticare il povero Linus in eterna attesa del Grande Cocomero (nella versione originale è The Great Pumpkin) nel campo di zucche la notte di Halloween!

Halloween nel mondo

E’ curioso notare come in moltissime culture, in tutto il mondo, si ritrovino usi e costumi incredibilmente simili riferiti alla celebrazione della festa dedicata alle anime dei defunti, e tutte hanno a che fare con il cibo.

In origine, la sera di Halloween era usanza comune lasciare fuori dalla porta del cibo per spiriti dell’aldilà, un pò come ringraziamento per i raccolti della stagione estiva, ma soprattutto per non indispettirli. Spesso si trattava di ciotole di latte, acqua, frutta, pane o focacce, posti vicino a delle lanterne illuminate. 

Questa tradizione è presente ancora oggi in molti paesi del nord Europa, o altri come l’Austria, o persino la Cina, dove si usa lasciare cibo vicino alle foto di parenti e amici defunti.

Cosa si mangia ad Halloween: i dolcetti

In altri casi invece sono proprio gli stessi spiriti, impersonati in genere da bambini o ragazzi con spaventosi travestimenti, ad andare di casa in casa a chiedere cibo (“dolcetto o scherzetto?”) promettendo in cambio di non giocare brutti tiri ai proprietari.

Una tradizione solo americana? In realtà no: con nomi e varianti diverse, la stessa usanza, zucca compresa, è presente in antichi rituali e feste di moltissime regioni italiane, come la Sardegna, la Toscana, il Lazio, l’Emilia, la Liguria, il Veneto

Negli Stati Uniti, uno dei paesi dove Halloween è più sentito, il tema “terrificante” del rituale è andato via via scomparendo per lasciare spazio al lato più festoso della tradizione, ed è diventato persino un modo per consolidare i legami di comunità nei vari quartieri, favorendo la socializzazione tra vicini di casa. I genitori accompagnano i bambini a bussare di casa in casa con la parola d’ordine “dolcetto o scherzetto” e vengono in cambio accolti da cesti pieni di caramelle, biscotti e dolciumi vari.

Ma c’è una regola: non si bussa alla porta di chi non ha esposta fuori una zucca illuminata!

E poi ci sono le parate (per gli americani ogni scusa è buona per una bella parata!).

La Village Halloween Parade a New York
la Village Halloween Parade a New York

Se il 31 ottobre siete a New York non potete perdervi la grande “Halloween Parade” del Village, un grande carnevale in cui tutte le diverse etnie della città si riversano in strada mascherati in rappresentanza del proprio paese d’origine, e si canta e si balla per tutta la notte.

A questa parata, su territorio americano possono fare concorrenza solo quella, famosissima, di Salem (il paese delle streghe!) e quella di New Orleans, qui seconda solo ai festeggiamenti del Mardi Gras.

Ma uno dei paesi dove la tradizione di Halloween è quasi un’istituzione è sicuramente il Messico. I festeggiamenti per il Dia de Los Muertos si protraggono per diversi giorni, con feste a tema, balli mascherati, musica, tequila e cibo a volontà, tra cui il tradizionale Pan de Los Muertos, un pane rotondo semidolce, decorato con una croce, che viene preparato unendo all’impasto semi di anice.

Tanti cibi diversi, quindi, per placare spiriti inquieti ed attirare la loro benevolenza, a dimostrazione che i piaceri della buona tavola varcano anche i confini dell’umana approvazione…

Ma quindi cosa si mangia esattamente ad Halloween in giro per il mondo?

Dolcetto o scherzetto… ma quale dolcetto?

Cominciamo dalle proposte dolci, sicuramente grandi protagoniste di tutte le festività, in cui ci si permette un pò di trasgressione.

Cosa si mangia ad Halloween: la Pumpkin Pie

Se ai bambini che bussano di casa in casa vengono normalmente offerti cioccolata e caramelle, biscotti e bastoncini di zucchero, nelle parate e nei festival di strada non possono mancare le coloratissime e luccicanti mele caramellate, mentre nelle case americane in questa occasione la parte del leone la fa la tradizionale Pumpkin Pie, la torta di zucca per eccellenza, un guscio di pasta frolla riempito con una dolce crema di zucca aromatizzata a piacere con spezie come cannella, noce moscata o zenzero, e che viene servita con ciuffi di panna montata o panna acida semi montata. 

Anche i muffin alla zucca sono molto apprezzati, così come la crema di zucca speziata (molto simile al ripieno della Pumpkin Pie), servita calda, magari accompagnata da biscotti.

Ma come abbiamo visto, ad Halloween il cibo assume una importante funzione simbolica, e quindi, quale cibo più simbolico del pane?

I pani di Halloween – in genere preparazioni semi-dolci – si ritrovano in tutte le tradizioni, in tutto il mondo. 

Abbiamo già detto del Pan de Los Muertos messicano, ma anche in Italia lo abbiamo, in diverse forme: due su tutti, il Pan dei Morti lombardo e il Pan co’ Santi senese.

Anche i biscotti vanno forte, e ai tipici cookies americani decorati, o ai brownies in versione Halloween, in Italia controbattiamo con dolcetti come le Rame di Napoli (che a dispetto del nome sono biscotti catanesi dal cuore morbido al cioccolato, tipici di Ognissanti), o le Ossa di morto, anch’essi siciliani, fatti con farina e zucchero e aromatizzati con chiodi di garofano e cannella, così come le Fave dei Morti, tipiche di Perugia (ma troviamo biscotti simili in diverse altre regioni).  A Napoli poi troviamo il Torrone dei Morti, un torrone morbido a base di cacao e frutta secca e candita.

La “pagnotta maculata” di Halloween: il Barmbrack

Parlando di pani tradizionali di Halloween non possiamo che tornare indietro alle origini e citare il Barmbrack, il tradizionale pane irlandese della vigilia di Ognissanti.

Il nome Brambrack sembrerebbe derivare dal gaelico e significa “pagnotta maculata”, a causa dell’aspetto interno di questo pane, interamente farcito di frutta candita e uva passa.

Cosa si mangia ad Halloween: il Barmbrack

Altri pensano invece che “barm” si riferisca al nome dato alla schiuma della birra: in epoca antica infatti in Irlanda non si conosceva il lievito (ancora oggi è tipico il pane irlandese lievitato con il bicarbonato di soda), e la schiuma della birra assolveva bene questo compito.

Anche il latte scarseggiava, e quindi in questo pane semplice per amalgamare gli ingredienti si usava il tè…ed il whisky naturalmente; quello, per gli irlandesi non può mancare.

Infatti, questo pane in Irlanda è comunemente conosciuto come “tea loaf”, letteralmente “pagnotta di tè”

Ora ovviamente molte ricette moderne prevedono il latte tra gli ingredienti, per rendere l’impasto più morbido, e per la lievitazione si usa il lievito per dolci. I consigli di preparazione dicono di servirlo leggermente tostato e velato di burro. 

Il futuro in un piatto

Quasi tutti i piatti della tradizione di inizio anno (vi ricordate? Halloween deriva da Samhain, il Capodanno celtico…) vengono usati per predire in qualche modo il futuro e la tendenza del nuovo anno che sta per iniziare e, magari, propiziarlo.

Il Barmbrack non fa eccezione: nell’impasto infatti era d’uso nascondere svariati oggetti, ognuno con un preciso significato per chi lo avrebbe trovato…sotto i denti!

Gli oggetti erano: una moneta, un pezzo di stoffa, un bastoncino, un fagiolo, un pisello e un anello.

La moneta avrebbe predetto buona fortuna economica, il pezzo di stoffa invece un futuro da straccione, il bastoncino un matrimonio infelice, il fagiolo una vita di povertà, il pisello nessun matrimonio entro l’anno a venire, e in ultimo, l’anello un matrimonio in vista.

A parte il rischio per i denti, quasi tutti gli oggetti sono nel tempo caduti in disuso e oggi si usa mettere solo l’anello.

Come trovare marito celebrando Halloween: il Colcannon

Di sicuro nelle società di un tempo il trovare presto un marito era la preoccupazione primaria per le giovani donne e non stupisce che i piatti tradizionali siano in qualche modo legati a predizioni e scaramanzie popolari a riguardo.

Se quindi non avete trovato l’anello nel Barmbrack, niente paura, c’è un’altra possibilità: il Colcannon!

Cosa si mangia ad Halloween: il Colcannon

Si tratta in realtà di un piatto salato risalente alle antiche tradizioni di Samhain e poi modificato utilizzando come ingrediente principale le patate (che arrivano in Irlanda solo nel XVI secolo ma presto divengono alimento base sulle tavole locali).

La preparazione ricorda quella di un purè di patate arricchito con cavolo riccio (o verza) appena scottato, latte, burro e cipollotto affettato. 

Si dispone caldo nel piatto creando una sorta di avvallamento nel centro, per accogliere una noce di burro che si scioglie mentre si degusta il piatto.

Ma il marito promesso? 

Ebbene sì, anche qui dobbiamo dire “attenzione ai denti”, perchè secondo tradizione vi si può nascondere all’interno un anello (matrimonio imminente), un ditale (zitella in vista), o una moneta (ricchezza). 

In alcune comunità si racconta che le donne appendessero una calza alla porta e vi mettessero dentro un cucchiaio della loro porzione di Colcannon: il primo uomo a varcare quella porta sarebbe stato il loro futuro marito. 

Un pò rischioso forse a detta nostra, ma all’epoca probabilmente l’urgenza di sistemarsi prevaleva sulla felicità coniugale!

E comunque sembra che un buon Colcannon all’epoca fosse considerato il modo migliore per conquistare il cuore di un uomo…

Anche all’epoca, li prendevamo per la gola!

Pronti per apparecchiare?

In conclusione, cercando di scoprire cosa si mangia ad Halloween abbiamo vagato un pò per il mondo in cerca delle origini di questa festa e dei piatti ad essa dedicati, scoprendo che in fondo,  questa tradizione ci appartiene più di quanto potevamo pensare

Tra pani farciti, biscotti, zucca declinata in versione dolce e salata e piatti di tradizione antica, c’è veramente l’imbarazzo della scelta.

E se volete mettervi alla prova, a brevissimo troverete alcune delle ricette che vi ho raccontato nella sezione “ricette dal mondo” del sito…

Buon Halloween!